di Agostino Giovannini
I Disturbi del Comportamento Alimentare hanno un'incidenza molto elevata nelle fasce giovanili della nostra popolazione. Secondo l’ultimo rapporto Eurispes, oltre 2 milioni di ragazzi e ragazze in Italia, tra i 12 e i 25 anni soffrono di un Disturbo del Comportamento Alimentare conclamato: la diagnosi spesso avviene tardivamente, anche dopo 6/7 anni dall’esordio, solitamente sulla spinta di sintomi fisico-psichici che impediscono il perpetuare di quello che poteva essere stato un equilibrio di patologia, seppure malsano.
Per Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) si intende una situazione in cui il rapporto con il proprio corpo e con il cibo viene alterato, in maniera tale da dominare in maniera anomala e ossessiva tutte le azioni della propria giornata.
I DCA più conosciuti sono Anoressia e Bulimia, e secondo i dati del Ministero della Salute l’insorgere di nuovi casi di anoressia è al momento stabilizzato su una media di 6 nuovi casi ogni 100.000 abitanti, mentre è in crescita l’incidenza della bulimia nervosa, circa 12 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. Secondo questi dati insorgerebbero in Italia oltre 9.000 nuovi casi all’anno, prevalentemente nella fascia di età 12 - 25 anni.
Per quanto i dati epidemiologici siano così rilevanti, nella nostra società i DCA sono ancora poco considerati dall’opinione pubblica e queste persone riescono spesso a passare inosservate o vengono sottovalutate nei loro comportamenti. Anche all’interno delle stesse famiglie di chi manifesta queste problematiche molto spesso il problema viene sottovalutato: a volte ciò succede per mancanza di informazioni su questi disturbi, a volte le persone coinvolte possono essere impaurite da questa forma di disagio, sempre per mancanza d’informazione o per stigmatizzazione della malattia, per paura di essere colpevolizzati dell'insorgenza della malattia della figlia o del figlio. Tale “incuranza”, più o meno volontaria, contribuisce a far sì che la persona che manifesta DCA spesso non chieda aiuto o lo faccia dopo molto tempo dall’insorgenza della malattia.
La bulimia, e alle volte l’anoressia, sono accomunate anche da una condizione di segretezza: una situazione permanente, in cui molti dei loro sforzi sono rivolti alla riservatezza, e alla protezione del loro sintomo. Come in una sorta di dipendenza, sia il rifiuto del cibo che l'assoluta ingordigia e tutti meccanismi compensativi utilizzati diventano i loro più potenti alleati così che le stesse persone affette da DCA li custodiscono come tesori, anche perché spesso non riescono a vedere la loro vita futura e presente senza la presenza dei loro sintomi.
In contrapposizione, al meccanismo difensivo della patologia, vi è una società, come ho già detto, spesso non ben consapevole delle reali cause e risvolti di questi disturbi, che di conseguenza finisce per concentrare la sua attenzione solo sull’aspetto più evidente, in realtà mero sintomo di questo enorme disagio, e cioè il rapporto di queste persone con il cibo.
In questa situazione di non comprensione, l’ambiente che le circonda può a volte divenire, per le stesse, inquisitorio (“Hai mangiato tutto oggi!?!”) e stigmatizzante (“Sei solo una bambina capricciosa che si rifiuta di mangiare!").
Nonostante sia troppo semplicistico partire da un tale discorso per indicare cosa sono i siti Web pro anoressia, è certo che con la loro presenza ci giunge un duplice messaggio, conseguenza della situazione sopra brevemente illustrata: da una parte i siti pro anoressia sono la sfida narcisistica di queste persone nei confronti del mondo, e la loro voglia di alimentare e celebrare la loro dipendenza dal sintomo; dall’altra possono rappresentare il loro grido di bisogno al mondo, un bisogno di relazioni e di poter parlare sempre e comunque, bisogno che le persone affette da queste patologie non ritengono in grado di espletare in una società spesso in grado di non capire e accogliere.
Tesi e Ricerca
Su questo nuovo fenomeno emergente, il Pro Ana nel Web, importato già da qualche anno dopo la sua insorgenza in altri stati come USA e Inghilterra, si è incentrato il mio lavoro di tesista dell’Università degli Studi di Parma (relatore: prof. Flavio Bonfà) e un lavoro di ricerca nel campo clinico che ho svolto per l’Ausl di Reggio Emilia, sotto la direzione e supervisione del prof. Umberto Nizzoli (Direttore del Programma Aziendale Salute Mentale e Dipendenze Patologiche).
Questa ricerca è stata effettuata attraverso il coinvolgimento di persone con disturbi DCA in carico al Sistema DCA dell’AUSL di Reggio Emilia, dei loro familiari e degli operatori che si occupano di queste patologie in Italia, cercando di fornire una prima fotografia, a livello qualitativo, del rapporto tra Internet e persone con DCA, con particolare attenzione alla frequentazione dei siti Pro Anoressia. I dati emersi in un anno di attività di ricerca saranno resi pubblici in un documento redatto dal PASM (Programma per la Salute Mentale e per le Dipendenze Patologiche) dell’Ausl di Reggio Emilia, di carattere informativo/formativo, per tutti gli operatori sanitari interessati.
I Siti Web Pro Anoressia